Il cambiamento demografico ci impone di guardare il mercato turistico con occhi diversi, prestando attenzione alle esigenze di accessibilità.
Per fare questo cambio di mindset è fondamentale introdurre l’accessibilità (trasparente) e l’ospitalità (accessibile) come elementi di qualità del prodotto turistico per la singola struttura ricettiva, ma anche della destinazione turistica.
Avere più di 65 anni significa avere qualche piccola esigenza in più: la vista cala e a volte anche l’udito non è più lo stesso. Per condizioni di salute transitorie, o altri casi della vita, capita che le persone abbiano difficoltà a camminare per lunghi tragitti o che debbano seguire una dieta.
Le esigenze di accessibilità sono legate a disabilità sensoriali (vista e udito), motorie, cognitive, relazionali, all’alimentazione (intolleranze, allergie, vegani, ecc..), oppure alle famiglie con bambini piccoli.
Queste esigenze, come dice l’OMS, sono esperienze universali che tutti ci troveremo a sperimentare per periodi più o meno lunghi nell’arco della nostra vita. Non servono certificazioni mediche o riconoscimenti di invalidità e di sicuro, non per questo, sparisce la voglia di viaggiare, fare turismo, sport, ecc…
Questo è il motivo per cui da anni diciamo che:
Le persone con esigenze di accessibilità (o disabilità) che fanno turismo, sono turisti. A ciascuno la sua vacanza!

